A Castelbuono (PA) l’incontro “Healthy Revolution” sul presente e il futuro dell’alimentazione

di Grazia Giammusso

Il profumo dei biscotti appena sfornati e il fascino di un luogo che racconta la tradizione hanno accolto il pubblico della Bakery Tumminello di Castelbuono, nel Palermitano, dove si è svolta la tavola rotonda “Healthy Revolution”, un incontro dedicato al valore della sana alimentazione, della cultura del cibo e della tutela delle eccellenze del territorio. Un momento di confronto che ha riunito esperti, produttori, istituzioni e professionisti con un obiettivo comune: riflettere sul futuro dell’alimentazione partendo dalla qualità delle materie prime e dall’educazione delle nuove generazioni.


Ad aprire i lavori è stato il giornalista Rosario Mazzola, che ha invitato i presenti a lasciarsi guidare dai profumi e dall’atmosfera della Bakery, luogo simbolo di un viaggio tra gusto e benessere, introducendo un confronto che ha intrecciato alimentazione, salute e identità territoriale.


Il padrone di casa, Giovanni Tumminello, ha raccontato il percorso di un’azienda che oggi esporta in Europa e negli Stati Uniti e che vede la seconda generazione della famiglia guidare con entusiasmo un progetto di crescita condiviso. Insieme ai cugini, Valentina Tumminello e agli altri componenti della nuova generazione imprenditoriale, Giovanni porta avanti un lavoro corale che coniuga tradizione e innovazione, nel solco dell’eredità lasciata dai fondatori. Ognuno mette a disposizione competenze specifiche, contribuendo allo sviluppo di un’impresa che continua a investire sul territorio e sulla qualità. Da questa visione è nata la Bakery, inaugurata nel 2025, non solo come spazio dedicato ai prodotti da forno ma come luogo di incontro e divulgazione. Giovanni e Valentina Tumminello stanno infatti promuovendo un ciclo di appuntamenti dedicati alla cultura alimentare, ai grani siciliani, alla ricerca e ai principi della Dieta mediterranea. “Healthy Revolution” rappresenta, così, il primo di questi incontri, pensati per creare un dialogo tra produttori, professionisti e consumatori. “La sana alimentazione non è una moda ma il futuro”, ha affermato Giovanni Tumminello, ricordando come negli anni Settanta e Ottanta il progressivo ricorso ai prodotti industriali abbia allontanato molte famiglie da un’alimentazione genuina. Da qui, l’invito a recuperare quel patrimonio culturale, educando soprattutto i bambini attraverso l’impegno condiviso di genitori, scuole e professionisti.


Un concetto ripreso anche da Rosario Mazzola, che ha evidenziato il ruolo fondamentale della scuola nella formazione alimentare. Tra il pubblico era presente l’assessore Annalisa Genchi, che ha ricordato l’esperienza del progetto “In Cibo Civitas”, presentato anche a Terra Madre 2024 e dedicato alla promozione di sistemi alimentari sostenibili, coinvolgendo le scuole in percorsi di educazione alimentare realizzati insieme a Slow Food.


Tra gli interventi più significativi quello di Mario Cicero, uno degli ultimi custodi della produzione della manna delle Madonie, presidio Slow Food. Da ventisei anni porta avanti con passione un mestiere antico, recuperato grazie ai racconti degli anziani e a una lunga esperienza maturata sul campo. Ha raccontato come all’inizio fosse difficile persino formulare le domande giuste per apprendere un sapere tramandato oralmente e custodito gelosamente. La raccolta della manna richiede osservazione, sensibilità e conoscenza della pianta: basta un’incisione effettuata nel momento sbagliato per compromettere l’intera produzione. Oggi questo patrimonio è minacciato anche dai cambiamenti climatici, con temperature sempre più elevate che riducono drasticamente il periodo utile per la raccolta. Cicero ha ricordato anche le proprietà della manna, ricca di mannitolo, dolcificante naturale con un impatto glicemico inferiore rispetto al saccarosio e utile per favorire la regolarità intestinale. Particolarmente emozionante il finale del suo intervento, quando Rosario Mazzola gli ha chiesto di mostrare al pubblico le mani segnate dal lavoro: un gesto semplice ma capace di raccontare il valore della fatica e della manualità che stanno dietro a una delle produzioni più identitarie delle Madonie.
Di educazione alimentare ha parlato il biologo nutrizionista Francesco Geraci, recentemente insignito del MioDottore Awards 2026 come nutrizionista più apprezzato d’Italia. Il suo intervento ha riportato il dibattito su dati concreti: la Sicilia registra ancora consumi insufficienti di frutta e verdura, mentre aumentano obesità infantile, diabete e ipertensione in età pediatrica. Secondo Geraci, il cambiamento deve partire dalle famiglie. “I bambini imparano osservando gli adulti”, ha ricordato, sottolineando come i primi mille giorni di vita siano determinanti nella costruzione del gusto e delle future abitudini alimentari. Ha ribadito che nessun alimento, preso singolarmente, fa ingrassare o dimagrire: è l’equilibrio complessivo della dieta, unito all’attività fisica, a determinare il benessere. Per questo anche un biscotto di qualità, inserito in un’alimentazione equilibrata, può trovare il proprio spazio. Ha invitato inoltre a riscoprire i principi della Dieta mediterranea, il consumo di prodotti stagionali, cereali integrali, legumi, frutta e verdura, ricordando il celebre insegnamento di Ippocrate: “Fa’ che il cibo sia la tua medicina”.
A rafforzare il legame tra salute e territorio è stato l’intervento di Damiano Li Puma, produttore di Petralia Soprana impegnato nella valorizzazione dei grani antichi siciliani. Dalla Maiorca al Russello, le farine ottenute con macinazione a pietra a basse temperature conservano intatte le proprietà nutrizionali e organolettiche, rappresentando non soltanto un’eccellenza alimentare ma anche una risposta concreta ai cambiamenti climatici grazie alla maggiore capacità di adattamento di queste varietà storiche.
Nel nostro intervento, a nome di Unione Regionale Cuochi Siciliani, siamo partiti proprio dal titolo dell’incontro, “Healthy Revolution”. Una rivoluzione che, a nostro avviso, non coincide con l’ennesima dieta di tendenza né con la ricerca dell’alimento perfetto, ma con la capacità di scegliere in modo consapevole. Oggi siamo sommersi da informazioni sul cibo, ma spesso manca la vera cultura alimentare. Abbiamo ricordato il pensiero del filosofo Ludwig Feuerbach: “L’uomo è ciò che mangia”, aggiungendo che siamo anche ciò che scegliamo di sostenere attraverso i nostri acquisti. Ogni prodotto premia un diverso modo di coltivare, trasformare e fare impresa. La qualità non è un lusso, ma una responsabilità condivisa. Abbiamo ribadito che il gusto non è il contrario della salute e che la Dieta mediterranea rappresenta ancora oggi il modello più moderno di equilibrio. Abbiamo richiamato il valore del tempo, ingrediente fondamentale di ogni buon alimento, e l’importanza dell’educazione alimentare, che dovrebbe iniziare nelle famiglie e continuare nelle scuole. Perché la prima forma di prevenzione comincia proprio quando scegliamo cosa mettere nel carrello della spesa.
Nelle conclusioni, Giovanni Tumminello ha ringraziato tutti i relatori per il contributo offerto, sottolineando come la sensibilità emersa durante il confronto rappresenti un punto di partenza per affrontare le grandi sfide del nostro tempo: dai cambiamenti climatici alla tutela delle produzioni rare, fino alla formazione delle nuove generazioni.
A chiudere l’incontro è stato Rosario Mazzola con una riflessione che ha sintetizzato il significato dell’intera giornata: abbiamo parlato del passato, del presente e del futuro dell’alimentazione, ricordando che dalla qualità del cibo passa inevitabilmente la salute. Investire in una sana alimentazione significa investire nel territorio, nelle imprese virtuose e nelle generazioni che verranno. La Dieta mediterranea continua a indicarci la strada: conosciamo la soluzione, dobbiamo semplicemente trovare la volontà di applicarla ogni giorno.

(CREDITI FOTO: Fabio Caracausi).

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