di Maria Torrisi

 

 

 

I cuochi non “abboccano” facilmente alle vaghe notizie che girano sul web o a quelle che si rincorrono senza controllo persino negli ambienti di lavoro. Prima di fare le loro scelte vogliono vederci chiaro, per questo gli organizzatori del 35° Congresso regionale Urcs di Agrigento non si sono fermati agli allarmismi diffusi sul consumo del pesce da allevamento e hanno invitato a discutere con loro direttamente uno dei maggiori esperti del settore: il dirigente del Dipartimento della Pesca e dell’Acquacoltura della Regione Siciliana, dott. Alfonso Milano.

“Ormai le abitudini alimentari modificate e la riduzione del consumo della carne hanno prodotto un overfishing impressionante – ha esordito il responsabile della Regione – e bisogna prendere coscienza che già sul mercato c’è una fortissima riduzione di prodotti ittici, destinata a crescere in maniera esponenziale nei prossimi anni. A fronte della conseguente diretta impennata dei prezzi, mancano però adeguate garanzie per i consumatori, che invece sono presenti con il pesce da allevamento la cui freschezza è garantita da una filiera più corta e da una notevole consistenza nel volume della produzione: tra allevamenti in mare e “in acque interne”, la Sicilia immette sul mercato ogni anno 12 mila tonnellate di pesce, soprattutto spigole e orate, per complessivi 200 milioni di pezzi l’anno, ossia il 30 o 40% del fabbisogno di tutta l’Italia.

Alle domande incalzanti dei cuochi sulla sicurezza e sulla qualità del prodotto allevato, l’esperto ha risposto con fermezza che si tratta di altissimi livelli: gli impianti garantiscono alle specie allevate ambienti salutari, con densità di popolamento ridotte, farina di pesce azzurro eviscerato come alimento, controlli sanitari regolari e metodi di cattura che prevedono anche una fase di spurgo e dunque un prodotto finale igienicamente più sicuro. I pochi punti percentuale di grasso in più contenuti naturalmente nei prodotti d’allevamento, sono il pregiato Omega 3 che non possono indurre alcuna preoccupazione per la dieta”.

Il futuro del consumo di pesce a tavola è già segnato e, per evitare che i pescatori non riescano più a sopravvivere disponendo di poca merce da vendere e a prezzi sempre più elevati, la Regione Siciliana sta approvando una serie di progetti per le marinerie locali che dovranno servire ad incoraggiare i vecchi pescatori ad abbinare alla loro tradizionale attività quella della trasformazione alimentare. “Da una cassetta di pesce azzurro di piccola taglia si può ricavare da 25 a 30 euro, ma se il pescatore si attrezzasse con un’apecar o si appoggiasse ad un bancone per la somministrazione di alimenti e fosse in grado di offrire porzioni di frittura di paranza, magari abbinate ad una birra o ad un bicchiere di vino, potrebbe riuscire a guadagnare per 10 o 20 volte di più”.

Niente paura però per i cuochi: non si tratta di concorrenza sleale perché un cartoccio di frittura consumato per strada non ha niente di paragonabile ad un elegante piatto di buon pesce servito in un buon ristorante.

 

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