“Nec cellis ideo contende Falernis”

(Perciò nessun vino può essere paragonato con il Falerno)

Virgilio, secondo libro delle Georgiche

DI DAVID COSTA

 

 

 

Denominazione di Origine Controllata (DOC) riconosciuta nel 1989, il Falerno del Massico per molti versi può essere considerato la prima denominazione di tutti i tempi.

Il Falerno, prestigioso vino famosissimo durante l’epoca dell’antica Roma, da sempre ha suscitato l’interesse di studiosi, decantato e apprezzato in antichità, per molto tempo sembrava fosse praticamente scomparso dallo scenario vinicolo, rimanendo legato alla sua prestigiosa fama, quasi una leggenda, dei fasti che ne videro il pieno splendore.

Il Falerno infatti affonda le sue radici nell’antichità classica, fu un vino molto apprezzato ed addirittura Plinio il Vecchio riteneva che avesse qualità terapeutiche, Orazio lo considerava il suo vino preferito, Virgilio nel secondo libro delle Georgiche scrisse “Nec cellis ideo contende Falernis” (Perciò nessun vino può essere paragonato con il Falerno).

Dopo un florido periodo di splendore e fama, che continuò fino al tutto il 1800, la produzione di Falerno si arrestò bruscamente per oltre mezzo secolo a causa delle violente devastazioni di Fillossera che distrussero gran parte dei vigneti.

Ai catastrofici effetti della fillossera sopravvissero solamente poche viti che costituirono la base sul quale il Falerno sarebbe risorto, come una fenice dalle proprie ceneri, grazie alla passione di un avvocato napoletano, Francesco Paolo Avallone, che in gioventù era stato assistente di Diritto Romano presso l’Ateneo Napoletano e nei suoi studi effettuati sui testi dei grandi autori classici, spesso trovava citazioni di elogio per questo grande vino.

L’avvocato Avallone iniziò i propri studi e, in collaborazione con alcuni ricercatori dell’Università di Agraria di Napoli, avviò un progetto per individuare le caratteristiche delle uve utilizzate in epoca Romana per la produzione del Falerno, documentandosi dai testi di Plinio, Catone, Columella e di tutti quei scrittori che direttamente e indirettamente avevano lasciato testimonianze utili per definire meglio le antiche varietà di uve utilizzate.

Le ricerche i conclusero con l’individuazione dei vitigni Aglianico, cioè l’antico Hellenicoproveniente dalla Magna Grecia, Piedirosso, così chiamato per il caratteristico colore del raspo, Falanghina, citato in alcuni testi come Vinum Album Phalanginum.

Il visionario avvocato Avallone impiantò nelle terre del Massico quei pochi ceppi sopravvissuti miracolosamente alla devastazione della filossera di fine Ottocento e fu così che nasce l’azienda che oggi conosciamo: Villa Matilde.

Le piante originali sono ancora presenti nell’Azienda Villa Matilde e ogni volta si rende necessario il reimpianto di nuove barbatelle, le viti da utilizzare per la propagazione vengono prelevate proprio da quella vecchia vigna.

Grazie alla testardaggine di un uomo considerato all’epoca “pazzo e visionario”, dopo oltre un secolo di assenza, le prime bottiglie di Falerno tornano in produzione.

Oggi l’azienda è guidata con caparbietà dai figli dell’avvocato Francesco Paolo, Maria Ida e Salvatore, che nel corso degli anni hanno allargando gli orizzonti, spingendosi fino alle province di Benevento e di Avellino.

Qui hanno messo in opera nuovi impianti, cullato nuovi progetti e prodotti nuovi vini che nella serata di degustazione FISAR la gentilissima Maria Ida Avallone ha potuto raccontare, affascinando la platea con la magnificenza vitivinicola della Campania Felix.

Villa Matilde è oggi un esempio ed un caposaldo di tutta la viticoltura campana, opera sempre nel pieno rispetto per la natura, l’ambiente, le tradizioni, l’eco-sostenibilità, lo sviluppo tecnologico, il sostegno alla ricerca scientifica e la tutela del territorio.

L’importanza della qualità è la prima regola: Villa Matilde punta sulla classe, non produce vini seriali, ma vini d’élite apprezzati da chi di vino se ne intende.

Al tempo stesso il pregio dell’uva che qui si produce e gli standard qualitativi elevatissimi non si traducono in costi proibitivi.

La produzione attuale di Villa Matilde, oltre a comprendere i vini “Falerno del Massico”, offre anche altri vini, sia bianchi, sia rossi, prodotti con uve locali.

Il Falerno del Massico è prodotto sia bianco, sia rosso, utilizzando l’antico uvaggio, fedele alla tradizione storica di questi vini.

Il bianco è prodotto esclusivamente con Falanghina, mentre il rosso, di cui si produce nelle migliori annate anche una riserva, è prodotto con uve Aglianico e Piedirosso.

Con le stesse uve si producono inoltre tre vini “monovarietali” in purezza.

L’azienda produce anche olio evo, frutta, gelatine, marmellate e confetture.

Vini in degustazione:

FALERNO DEL MASSICO BIANCO DOP

Alla vista si presenta con un deciso colore giallo verdolino, molto trasparente.

Il naso rivela aromi eleganti, raffinati e delicati di acacia, ananas, banana, litchi, mela, nocciola, pera e pesca.

In bocca ha un attacco piacevolmente fresco e comunque ben equilibrato dall’alcol, buona corrispondenza con il naso, sapori intensi e piacevoli. Il finale è persistente con netti e puliti ricordi di ananas, pera e banana. Un vino ben fatto.

Abbinamento: Pesce bollito, Crostacei, Pasta e risotti con verdure e pesce, Carne saltata, Antipasti

STREGAMORA IGT

Profumo di geranio al naso combinato a buona frutta. Sapido e piacevolmente amarognolo al palato, tannini setosi, beva fresca, dissetante, molto adatta ai piatti non eccessivamente strutturati.

Abbinamento: sulla cucina di mare o su quella di terra fatta di orto e di carni bianche.

FALERNO DEL MASSICO ROSSO DOP

Alla vista si presenta con un colore rosso rubino intenso e sfumature rosso rubino, poco trasparente.

Al naso esprime aromi fruttati, puliti e intensi di amarena, lampone, mirtillo, prugna, violetta e vaniglia. In bocca rivela buona corrispondenza con il naso e ottimo equilibrio.

Sapori intensi e buon corpo. Il finale è persistente con buoni ricordi di prugna e amarena.

Questo vino è affinato in botte per 10-12 mesi.

Abbinamento: Carne con funghi, Carne bianca arrosto, Formaggi freschi, Paste ripiene

TAURASI DOCG

Classico il colore rubino scuro con lampi purpurei.

Intrigante bouquet di sottobosco, di sentori floreali e vegetali, note speziate, terrose, minerali e balsamiche.

In bocca il sorso è connotato subito da una trama tannica fitta e possente e da un calore, stemperatipoi da un’ottima spalla acida.

Vino corposo, carnoso, strutturato, maestoso, equilibrato ed armonico, che rivendica a buon diritto una sua originale personalità.

FALERNO DEL MASSICO VIGNA CAMARATO DOP

Il vino si presenta con un colore rosso rubino carico e sfumature di rosso rubino, poco trasparente. Il naso rivela personalità e aromi eleganti, raffinati, intensi e puliti di amarena, ciliegia sotto spirito, cioccolato, liquirizia, mirtillo, pepe, prugna, violetta e vaniglia.

In bocca ha una buona corrispondenza con il naso, un attacco lievemente tannico ma prontamente equilibrato dall’alcol, sapori intensi e di buon corpo.

Il finale è persistente con piacevoli ricordi di amarena e prugna.

Un vino ben fatto.

Vigna Camarato è affinato in barrique per 12 mesi e in bottiglia per 12 mesi.

Abbinamento: Selvaggina, Carne arrosto, Formaggi stagionati, Brasati, Stufati

David Costa

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