di Grazia Giammusso

L’Unione Regionale Cuochi Siciliani ha conferito a Giusina Battaglia la nomina di socia onoraria, riconoscendo il suo impegno nella divulgazione della cultura gastronomica dell’Isola. Un riconoscimento che celebra una delle figure più seguite nel racconto della tradizione culinaria siciliana, capace negli anni di portare nelle case degli italiani non solo ricette, ma anche storie, territori e memoria.


“Non era un riconoscimento scontato e, sinceramente, non me lo aspettavo”, racconta Giusina Battaglia. “Ho iniziato a raccontare la cucina nello stesso momento in cui ho cominciato a cucinare. È stato un gesto naturale, mai costruito. Quando sono arrivata in televisione ho semplicemente raccontato la storia dei piatti che preparavo. Poi, mi sono resa conto che era proprio questo che piaceva alle persone e da allora non ho più smesso”.


Per Battaglia, cucina e narrazione sono elementi inseparabili. Ogni ricetta porta con sé una storia, un aneddoto, una memoria che appartiene a un patrimonio collettivo da preservare. “Non potrei mai cucinare senza affiancare un racconto. Le ricette sono legate a storie che si perdono nel tempo ed è naturale condividerle mentre si cucina”.


Il suo percorso televisivo prende avvio nel 2020 con Giusina in Cucina, programma nato durante il lockdown e realizzato inizialmente in modo essenziale, con strumenti domestici. Un format che in breve tempo conquista il pubblico e che oggi si prepara all’undicesima edizione, affiancato da diversi spin-off dedicati alla scoperta del territorio.


“Sento una grandissima responsabilità nel rappresentare la cucina siciliana davanti a un pubblico nazionale”, spiega. “Porto avanti questo progetto con grande rigore e dedizione. Se in questi anni sono riuscita ad accendere anche solo una piccola luce su questo patrimonio, per me è già un risultato importante. Ho visto tante persone riscoprire con orgoglio la propria terra e questo resta la soddisfazione più grande.”


Tra gli aspetti centrali del suo lavoro, c’è il recupero di ricette e tradizioni che rischiano di scomparire.
“Ci sono tantissime preparazioni che rischiano di essere dimenticate, anche nei luoghi in cui sono nate”, racconta. “Negli ultimi anni mi sono dedicata soprattutto alle ricette conventuali, molte delle quali oggi non si trovano più nemmeno nelle pasticcerie tradizionali. È un patrimonio che meriterebbe di essere recuperato e tramandato.”
Parallelamente, il suo racconto si estende ai territori meno conosciuti dell’Isola, spesso lontani dai circuiti turistici e mediatici più battuti. È il caso del libro La Sicilia dei sapori segreti e del programma La mia Sicilia segreta, dedicati ai piccoli centri e alle loro tradizioni gastronomiche.
“Ogni provincia custodisce specialità che spesso si conoscono solo localmente”, afferma. “Raccontare questi luoghi è una parte fondamentale del mio lavoro, perché rappresentano un patrimonio che rischia di rimanere invisibile.”


Il riconoscimento ricevuto dall’Unione Regionale Cuochi Siciliani si inserisce quindi in un percorso più ampio di valorizzazione culturale.
“Quando mi hanno comunicato la nomina, sono rimasta senza parole. Per me è un onore e un segnale importante. Dietro il mio lavoro non c’è una grande struttura: c’è studio, ricerca e un impegno costante.”
Non manca infine un passaggio personale.
“A volte mi chiedo se merito davvero tutto questo. Forse riconoscimenti come questo aiutano a mettere ordine in questi dubbi e a continuare con più serenità il mio lavoro.”
Nel suo percorso, la cucina diventa così molto più di una pratica quotidiana: è uno strumento di memoria e racconto. Un modo per dare voce a territori, persone e tradizioni che rischierebbero altrimenti di scomparire.

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