di Grazia Giammusso
C’è un momento, ogni anno, in cui la cucina italiana si ritrova per riconoscersi, confrontarsi e celebrare il proprio percorso. L’edizione 2025 dei trofei FIC ha avuto come cornice Firenze e, in particolare, le sale nobiliari di Palazzo Borghese, dove si è svolta la cena di gala che ha riunito oltre 400 delegati in rappresentanza di più di 16 mila associati provenienti da tutta Italia e dalle delegazioni dei cuochi italiani nel mondo.
In un contesto che storicamente incarna prestigio, rappresentanza e cultura dell’ospitalità, gli chef, in divisa, hanno condiviso una serata carica di significato, in cui la cucina fiorentina ha dialogato idealmente con le identità regionali presenti. Tra queste, la Sicilia si è distinta da subito come una delle realtà più solide e strutturate del panorama nazionale. L’atmosfera della vigilia era attraversata da una tensione elegante, fatta di attese, confronti e consapevolezza del lavoro svolto durante l’anno. Una sensazione che ha trovato compimento il giorno seguente, quando, presso la Camera di Commercio di Firenze, si è tenuta la cerimonia ufficiale condotta dal giornalista Antonio Iacona.

E’ stato in questo momento corale condiviso con tutte le delegazioni che la Sicilia ha consolidato il proprio ruolo da protagonista. Un risultato che assume un valore ancora più significativo alla luce del recente riconoscimento che ha visto la regione nominata Capitale europea della gastronomia 2025. I premi ottenuti raccontano un percorso concreto: Palermo conquista il primo posto nella Coppa Associazioni Provinciali 2025, mentre Agrigento si distingue per le attività istituzionali e formative, contribuendo in maniera determinante al risultato complessivo della regione. Due realtà che, in questa occasione, hanno fatto la differenza, portando sul palco non solo i risultati, ma un modello organizzativo efficace. Alla base di questo successo, emerge chiaramente il valore del gioco di squadra. Un lavoro coordinato, guidato dal presidente Rosario Seidita e sostenuto dai presidenti delle nove province, che ha permesso di trasformare la ricchezza territoriale in una visione condivisa e competitiva.








Durante le interviste, i rappresentanti siciliani hanno delineato con chiarezza i punti cardine di questa crescita. La valorizzazione delle materie prime come elemento identitario, la capacità di narrare il territorio attraverso i piatti, lo sviluppo della trasformazione agroalimentare nel rispetto dei principi della Dieta mediterranea e, soprattutto, il ruolo del cuoco come ambasciatore della cucina italiana nel mondo. Un approccio che unisce tradizione e contemporaneità, radicamento e apertura internazionale, e che trova piena coerenza con il riconoscimento europeo ottenuto. I trofei principali hanno poi completato il quadro: dalla Coppa Associazioni Estere vinta dalla Francia, alla Coppa Associazioni Provinciali che ha visto appunto Palermo sul gradino più alto del podio, fino al trofeo delle Regioni assegnato proprio alla Sicilia.








Ma, al di là dei numeri e delle classifiche, ciò che emerge con forza da questa edizione è la capacità di alcuni territori di fare sistema. In questo scenario, la nostra Isola non solo si afferma come protagonista, ma si propone come modello virtuoso, capace di coniugare identità, organizzazione e visione strategica. Poi, fuori dalle sale istituzionali, la scena si è spostata tra le strade della città: una vera e propria “onda bianca” di cuochi in divisa ha attraversato il centro storico di Firenze, fino a raggiungere il suggestivo Ponte Vecchio. Qui, tra stupore e curiosità dei passanti, i protagonisti dell’Assemblea Nazionale si sono raccolti per uno scatto destinato a restare nella memoria dell’evento. Un’immagine simbolica, capace di raccontare meglio di ogni parola lo spirito di appartenenza, condivisione e orgoglio che anima la cucina italiana oggi.
(CREDITI FOTO: Fabio Caracausi).










































