Di Alberto Cicero

 

Un uomo di grande cultura, a 360 gradi. In quanto scrittore, poeta, giornalista, direttore artistico di varie strutture teatrali come, ad esempio, il Teatro Manzoni di Milano. E proprio a Milano Pino Correnti se n’è andato, a 92 anni. Dopo avere fatto della sua vita un caleidoscopio d’interessi, tanto era il suo eclettismo.

Ma proprio fra i tanti interessi – negli ultimi decenni di attività – era emerso un amore su tutti, una passione sviscerata per la cultura del cibo, per la gastronomia, per l’eccellenza del gusto. E tutto all’insegna proprio del gusto per le cose belle che lo contraddistingueva. Sua l’ “invenzione” del calendario gastronomico, col quale metteva in evidenza prodotti e usanze di pietanze del mese.

Una persona a tutto tondo, quindi, ma che certamente ha lasciato un’impronta straordinaria nel mondo della gastronomia e dei sapori nel quale era emerso stagliandosi come un faro nel grande oceano degli esperti del settore. Tanti i suoi libri sul mondo sulla cucina che ancora oggi sono punti di riferimento. Tanto che Pino Correnti era anche presidente onorario dell’Unione Regionale Cuochi Siciliani dal giorno che fu fondata nel 1981.

Vulcanico, quindi, eclettico, ma soprattutto siciliano, veramente attaccato in mille maniere alla sua terra, ai suoi prodotti alle sue eccellenze. Promotore inesauribile di mille attività, di mille iniziative, e soprattutto profondo sostenitore dei “veri” siciliani, specialmente i cuochi. In ogni sua creazione artistica non mancava mai di parlare di cibo, esordiva sempre dicendo “Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei!”. Aveva un grande rispetto dei cuochi, quelli che col loro lavoro, col loro impegno, con la passione e i sacrifici hanno fatto di questa terra l’Isola dei sapori.

<Era un vero condottiero>. Domenico Privitera, presidente dell’U.R.C.S. non ha dubbi nel definirlo. <Pino Correnti con i suoi libri di storia e ricette ha davvero insegnato a tutti noi qualcosa di buono, di vero, che resterà nella nostra memoria e nel nostro lavoro, era il primo a criticarci e il primo a valorizzarci. Durante i congressi dei cuochi siciliani, nella sala, faceva rivivere il gusto delle pietanze storiche spiegando minuziosamente il perché dell’uso dell’ingrediente di stagione e il come cucinarlo, evocando i profumi con le parole e con l’immaginazione. Ricordo – aggiunge e Privitera – un suo racconto di esecuzione di ricetta con la presenza di dirigenti Fic del nord ospiti al congresso, Pino con voce pacata descriveva l’inizio della ricetta degli spaghetti aglio e olio siculi: “in un tegame lascerete riscaldare dell’olio ed aggiungerete l’aglio schiacciato al momento con il coltello e tritarlo, aggiungerlo nell’olio del tegame e lasciarlo suffriiri” (cominciò a parlare in siciliano e gli ospiti del nord cominciarono a non capire), Pino, esperto di teatro seppe dare il colpo da maestro nello sbalordire il pubblico, continuò alzando il tono della voce, additando tutti noi, e con fermezza e imponenza disse:  “MI RACCUMANNU, SULU NUAUCCRI SAPEMU QUANNU E’ L’URA DA SCATTIATA E CANTU DO’ PUDDISINU !!!” (solo noi cuochi sappiamo quando aggiungere il prezzemolo nell’olio bollente e sentire il canto del suo scoppiettio). Ridemmo tutti, solo a vedere la faccia degli ospiti che saltarono dalla sedia un po’ terrorizzati di non aver capito il dialetto siculo ma di aver percepito dal forte tono di voce, l’imposizione e la fermezza autoritaria di Pino che la cucina non è un gioco, la cucina è arte di gesti e percezioni. Potrei definirlo, un maestro, una guida. Con quel suo carattere a volte irruento, ma certamente immediato, schietto, forte, entusiasta. Gli dobbiamo tanto noi cuochi, anche la Sicilia gli deve tanto>.  

Un vero maestro rimane sempre nel cuore di chi l’ha conosciuto e apprezzato.

 

Alberto Cicero

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