Di Alberto Cicero

Il 2018 è stato proclamato su iniziativa dei ministri Franceschini e Martina “Anno nazionale del cibo italiano”. Quale migliore viatico per il nuovo anno appena cominciato…. Certo, sappiamo bene che il cibo siciliano non è secondo a nessuno per varietà e qualità dei prodotti impiegati ma per una volta, non facciamo gli… isolani e sentiamoci pure noi orgogliosi di partecipare a questa esaltazione della dieta mediterranea e dei suoi valori anche e soprattutto salutistici.

L’intenzione è di coinvolgere, attraverso una serie di manifestazioni ed eventi, agricoltori, allevatori, pescatori, cuochi. Già, i cuochi. L’asse portante dell’alimentazione. Coloro che sono deputati a trasformare la materia prima in piatti e pietanze. Compito di grande responsabilità ma anche di grandi prospettive.

Prospettive. In questa terra di confine – splendida e terribile – cosa possiamo mettere all’orizzonte? Cosa augurare e augurarci, ben consapevoli però che le condizioni economiche e sociali sono davvero drammatiche?

Innanzitutto il lavoro: è la prima emergenza. Avvertita e sentita ovunque. Figuriamoci in Sicilia, dove ogni strada, specialmente in questo campo, è sempre in salita. Ma il lavoro dobbiamo andare a cercarcelo da noi. Trovando sbocchi dove non ci sono, chiedendo e pretendendo i diritti che ci vengono negati. Dando finalmente sfogo alla nostra creatività. Trasformando la nostra tipica arte di arrangiarci anche nelle situazioni peggiori, nella capacità di trovare soluzioni persino dove non appaiono.

In cucina c’è passione. In cucina si sperimenta, quando si può. In cucina si inventa, quando è necessario. In cucina c’è la vita. E quale metafora migliore se dobbiamo trovare un territorio, uno spazio dove le capacità di ciascuno trovano esaltazione e creano, quindi, lavoro e prospettive?

Negli ultimi giorni dell’anno se ne è andato Gualtiero Marchesi. Sommo poeta dei fornelli. Liberatore della cucina italiana dalla “schiavitù” transalpina.

Antesignano dei cuochi che creano immagine grazie alla sua personalità straordinaria. I riflettori, attorno a lui si accendevano automaticamente, non aveva certo bisogno di… reality cooking. Tanto il suo spessore, come cuoco e come uomo di cultura, era letteralmente fuori dal comune.

L’incontrammo e l’intervistammo nel 2004, durante una riunione dei cuochi di Eurotoques che si svolse proprio a Catania grazie ai buoni uffici del presidente Domenico Privitera, che con Marchesi intratteneva uno strettissimo rapporto prima umano e poi professionale.

Non si poteva restare non affascinati dal garbo, dalla statura culturale e, non secondariamente, dalla forza delle sue parole.Come sono distanti i “grandi chef” di oggi, prima attori e poi cuochi….

Marchesi – a cui l’anno del cibo italiano sarà dedicato – ha dato al mondo della cucina un apporto insostituibile per farlo uscire dal limbo. Ha dato prospettive e orizzonti.

Quello che serve anche adesso. Buon anno a tutti ! Viviamo questo 2018 mettendo in ogni giornata, in ogni passo, il meglio di noi. E’ quello che ci può aiutare per risalire la china.

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