di Maria Torrisi

 

 

 

Le cucine e i laboratori di pasticceria potrebbero presto avere “visitatori paganti” perché ai turisti piace sempre di più “mettere le mani in pasta”, toccare, fotografare, chiedere spiegazioni e avere la sensazione di aver imparato qualcosa di interessante, di nuovo e di speciale. I viaggi si allontanano sempre più dal concetto tradizionale di “visita dei luoghi” e si configurano invece come “esperienza totale”.

Questa nuova tendenza sembra essere quella vincente per il prossimo futuro e la Sicilia, che di storia e di tradizioni gastronomiche è ricca, intende cogliere al volo questa opportunità che viene presentata col nome di “Turismo esperienziale” all’interno del salone “CambioVita”, alle Ciminiere di Catania dal 27 al 29 aprile 2018.

L’idea di far nascere una collaborazione tra i cuochi e i produttori di materie prime locali, insieme poi anche ad alcuni tour operator internazionali, è stata concepita già da qualche tempo, ma è solo grazie ad un preciso accordo, siglato a Catania tra i vertici regionali dell’Unione Regionale Cuochi Siciliani e quelli del Cna, che la scommessa può concretamente contare su una base solida per la costruzione di un progetto organico.

Occorre stare attenti mette però subito in guardia uno dei promotori dell’iniziativa,lo chef Domenico Privitera, presidente dell’Unione Regionale dei Cuochi Siciliani – perché se è vero che l’interesse dei turisti è assistere alla preparazione dei nostri piatti, il messaggio che bisognerà essere in grado di trasmettere non può ridursi alla meccanica riproduzione di una sequenza di fasi procedurali in una cucina come tante, come qualsiasi tutorial on line oggi riesce agevolmente a proporre, quanto invece bisognerà essere in grado di focalizzare l’attenzione del turista su tutte quelle regole,note ai cuochi professionisti, che sovrintendono la sana e corretta preparazione degli alimenti: dalla scelta degli ingredienti giusti, alla corretta igiene nella manipolazione dei lavorati, alla rigorosa conservazione del prodotto, passando poi per una presentazione gradevole ed armonica del piatto, fino al rigore nel servizio che è parte integrante di ogni esperienza di qualità a tavola. Tutto questo solo i cuochi professionisti sanno farlo, per esperienza e per preparazione specifica. Non avvenga invece che ci siano saltimbanchi accreditati, attori improvvisati, soubrette in cerca di popolarità che pretendano di inserirsi nel progetto!”.

I pericoli, si sa, sono sempre in agguato in ogni attività umana, ma se si sa restare sempre in guardia e se si sanno costruire gli argini giusti alle indebite invasioni di campo, tali pericoli possono sensibilmente ridursi. E’ quello che si preoccupa fare l’Unione regionale dei Cuochi Siciliani che questa idea di “Turismo esperienziale” vuole sostenere investendo in energie, attenzioni e risorse umane.

“L’Urcs – spiega il suo presidente regionale Privitera – difende i propri iscritti, li qualifica, scende in campo per onorare la qualità del loro operato e se qualcuno immagina di offrire ai turisti formule veloci per guadagni facili non avrà il nostro supporto, né si potrà fregiare del nostro logo: ne vale della reputazione dell’intera categoria. Noi tutti, cuochi professionisti, abbiamo il dovere di impedire che si propini al turista l’idea, e poi anche l’acquisto, che serva uno stampino di plastica per fare l’arancino – anticipa indignato Privitera–e non gli si dica invece quale riso è necessario, qual è la cottura giusta, come preparare il ripieno e quali sono i tempi del suo raffreddamento. Non si può spiegare tutto in cinque minuti, né fingere che sia sempre così facile come la televisione ci ha abituati a credere. Quello che possiamo e dobbiamo trasmettere è il concetto più nobile e più ampio che dietro ogni preparazione c’è studio, saggezza, preparazione, abilità. Quello che dobbiamo insegnare al turista, così come facciamo già con il cliente, è una buona consapevolezza di ciò che si gusta col palato”.

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