72296_10200652926907913_2128390735_nA cura di Fabio Fidotta

 

Fino a qualche anno fa esisteva il concorso pubblico, ovvero quella forma di selezione aperta a tutti indetta dallo Stato per assegnare impieghi all’interno delle amministrazioni.

I tempi cambiano e con essi le modalità di selezione e così, per ciò che riguarda il mondo della scuola, è arrivato una selezione riservata a candidati in possesso del titolo di abilitazione per ciò che concerne i posti da assegnare nella scuola secondaria di primo grado e secondo grado. Questa “conditio sine qua non” ha investito anche gli insegnanti tecnico pratici, e soprattutto ha provocato reazioni a catena che stanno trasformando questo concorso nell’ennesima “guerra tra poveri”.

 

All’interno degli istituti alberghieri prestano giornalmente servizio centinaia di colleghi tecnico pratici, professionisti di settore che da diversi anni mettono a disposizione delle nuove generazioni le proprie competenze e conoscenze; insegnanti che spesso non sono in possesso di un’abilitazione in virtù dell’assenza di un percorso abilitante ordinario per queste classi di concorso.

Nonostante un curriculum di tutto rispetto, figlio di diversi anni di precariato all’interno delle istituzioni scolastiche, questi docenti saranno costretti a dover sostenere le prove concorsuali e, come se non bastasse, la situazione diventa preoccupante nel momento in cui quanto descritto si legga in combinato disposto con il divieto di stipulare contratti di supplenza oltre i 36 mesi di servizio così come previsto dall’approvazione della legge 107/2015.

Che cosa ne sarà degli ITP ai quali non è concessa la partecipazione al concorso o coloro che alla fine non risulteranno vincitori della selezione? Si può pensare che questi colleghi, dopo aver contribuito fattivamente alla crescita umana e professionale di migliaia di alunni, non abbiano il diritto di continuare ad insegnare?

Purtroppo, nonostante da più parti sollecitato, il Governo non ha dato ascolto a quanto evidenziato e questo, oltre ad umiliare, rischia di spostare l’attenzione verso i Tribunali Amministrativi ai quali molti insegnanti hanno fatto già ricorso per far valere le proprie ragioni.

La speranza è quella di poter assistere ad una stabilizzazione dei docenti precari al fine di poter dare loro quella serenità utile all’espletamento della propria funzione.

Se a tutto ciò si accosta la tabella dei compensi per presidenti e commissari delle commissioni ed i contenuti delle prove di alcune classi di concorso per nulla esaurienti, ancora una volta, si è persa un’occasione per ridare dignità ad una professione il cui valore è riconosciuto in tutto il mondo, o meglio, in quasi tutto il mondo.

 

 

 

 

 

 

 

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