Fabio FidottaDi Fabio Fidotta

 

La settimana che sta per cominciare proietta il mondo delle scuole superiori verso le prove INVALSI. Questi test, standardizzati per le classi seconde della scuola secondaria di secondo grado, sono elaborate dall’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema di Istruzione e Formazione ed hanno come obiettivo quello di analizzare i livelli di apprendimento raggiunti dagli alunni.

Le prove coinvolgono le materie italiano e matematica ed, oltre a monitorare il sistema nazionale, consentono un confronto con gli altri sistemi d’istruzione europei; il grado di difficoltà delle domande è variabile e si basa su un modello scientifico statistico di riferimento consentendo la rilevazione di dati in modo aggregato. Questa tipologia di test, non si riduce a rilevare la semplice conoscenza di alcune nozioni, ma ha come scopo primario quello di accertare l’acquisizione di competenze all’interno di un percorso formativo.

I risultati finali sono riconsegnati alle istituzioni scolastiche e dovrebbero permettere al Dirigente Scolastico un’analisi accurata concernente le metodologie didattico – educative utilizzate dai docenti.

Cosi come ormai spesso accade quando si parla della scuola italiana, l’utilizzo del condizionale è d’obbligo; in seguito all’identificazione dei punti deboli del sistema d’istruzione italiano, il Ministero dovrebbe individuare le cause e predisporre un immediato intervento utile al potenziamento dei dati negativi emersi.

Chi vive il mondo della scuola ormai da anni s’interroga sul valore reale di questi test; la paura non è quella di vedere il proprio lavoro valutato, ma quello di assistere ancora una volta a delle tecniche di rilevazione dati inadeguati.

Che senso ha monitorare lo stato di salute di un paziente quando si ha la certezza di non possedere le risorse economiche necessarie per sostenere le cure dovute?

Anche quest’anno a questa domanda nessuno saprà dare una chiara risposta e così, come già abituati, giovedì 12 maggio l’Italia scolastica si dividerà tra chi considera le prove INVALSI valide e chi considera il tutto una pagliacciata, chi proverà a boicottare i test e chi farà di tutto per adempiere al proprio lavoro; di fatto, ancora una volta, le probabilità di assistere ad un percorso che indirizzi il sistema di istruzione italiano verso la BUONA SCUOLA, risultano essere quasi nulle.

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