mariatorrisidi Maria Torrisi

 
Un boccone amaro quello ingoiato dalle due squadre senior e junior della Nazionale italiana a Erfurt. Un argento e tre bronzi stanno stretti ai due team azzurri. Lo sfogo del Team Manager e dei siciliani in gara
“Ambivamo a medaglie più lucenti – è il rimpianto di Gaetano Ragunì, uno dei due coach, insieme a Francesco Gotti, del team junior della nazionale azzurra che ha partecipato alle olimpiadi di cucina di Erfurt in Germania – ma tornare a casa complessivamente con un argento e due bronzi non è affatto una sconfitta”.
Si consola così, il noto chef nato a Giardini Naxos, ma residente ormai da 27 anni a Forlimpopoli, in Emilia Romagna. Non dimentica le sue origini siciliane, anche se, in giro per il mondo, raccoglie successi e riconoscimenti. “Quando posso ritorno in Sicilia – ha precisato – soprattutto per incontrare e incoraggiare i giovani che hanno talento”.
Il suo cuore infatti batte per la generazione dei giovani e per loro ha speso molte energie, soprattutto da quando è responsabile del team junior dell’equipe ufficiale dei cuochi italiani. Un tour sfiancante, in giro per tutta Italia nei mesi scorsi ha preparato, tecnicamente e nell’affiatamento di squadra, il grande confronto delle Olimpiadi, ma il verdetto della giuria non è stato così clemente come si auguravano gli italiani.
Grande delusione la esprime un altro siciliano che quest’anno ha partecipato per la prima volta come componente della squadra nazionale senior, e che il prossimo mese di gennaio rappresenterà l’Italia insieme al collega Andrea Mantovani al “Catering cup” di Lione, in Francia: si chiama Fabio Potenzano, è un palermitano, anche se per lavoro fa la spola con Verona.
“Abbiamo offerto grandi performance – ha riferito con amarezza – abbiamo impiegato solo 5 ore per la preparazione del caldo mentre ne avevamo a disposizione 6, ma la giuria ha preferito premiare altre squadre. I Paesi del Nord Europa e Singapore, ma anche gli Stati Uniti quest’anno, hanno avuto più successo di noi che abbiamo una più lunga tradizione e una migliore preparazione di tecnica e di squadra. Ci penalizzano – ipotizza Potenzano – regole non scritte che non conosciamo e che non ci vengono comunicate per tempo. Ovunque, ad esempio i dessert vengono presentati tagliati alle competizioni, invece a nostre spese abbiamo scoperto che ad Erfurt il taglio nella presentazione è una penalizzazione”.
Lo chef Daniele Caldaruolo siciliano non è, perché è nato a Bari e lì ha il suo gettonatissimo ristorante, ma a Mondello, è stato recentemente insignito come “Migliore Chef d’Italia” con il premio “Solidus Professionista dell’anno 2016”. Ma soprattutto è lui il Team manager delle nazionale azzurra e il risultato amaro di Erfurt sulla sua pelle brucia più di tutti.
“Abbiamo dato il massimo – sospira con amarezza – per raggiungere l’obiettivo del podio più alto abbiamo cercato le novità, ci siamo impegnati tecnicamente ma, anche se inizialmente il feedback dei giudici è stato molto buono, poco dopo, sul tabellone, abbiamo ricevuto lo shock di essere riusciti ad ottenere soltanto l’argento e il bronzo”.
I conti non tornano insomma al Team Manager Caldaruolo e ai suoi 30 bravissimi cuochi che, nelle due squadre, senior e junior, rappresentano la Nazionale Italiana. “Le altre squadre, la Svezia, la Norvegia, la Danimarca e tutti i Paesi del Nord Europa, ad esempio – denuncia lo Chef che guida la Nazionale Italiana Cuochi – sono sostenute dai Governi centrali che credono fortemente all’impatto mediatico, alla forza del marketing e ai risvolti che, sul piano economico e turistico, derivano dalla vittoria della squadra nazionale alle olimpiadi mondiali di cucina. Questi Governi nazionali, che poi sono quelli che si sono aggiudicati l’oro – puntualizza con una vena polemica lo Chef Caldaruolo – non hanno importanti tradizioni gastronomiche, come invece l’Italia riesce a vantare, eppure offrono sostegno e mezzi ai cuochi che portano alta la bandiera del proprio Paese. In Italia fin’ora non ci sono state attenzioni per noi, ciascun cuoco che fa parte della Nazionale offre la propria professionalità sacrificando il proprio lavoro, e io mi intesterò una battaglia mediatica per ottenere per la Nazionale italiana quello che gli altri Paesi già offrono alle proprie. Solo così potremo competere con gli altri Paesi sullo stesso piano”.

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