Maria TorrisiDi Maria Torrisi

Lo disse Ippocrate, il padre della medicina, già nel 370 avanti Cristo: “Fa che la medicina sia il tuo cibo, il cibo la tua medicina”. Ora lo riscoprono i medici, delusi dall’approccio solo farmacologico alla cura delle malattie.

“La salute passa per il carrello della spesa”, hanno detto specialisti di endocrinologia, dietologia, psicologia, pediatria, persino di ginecologia e reumatologia, riuniti a Catania per un convegno su “Alimentazione e salute” promosso dall’associazione italiana donne medico.

L’importante è scegliere cibi genuini, non trattati, poco raffinati, preferibilmente locali e di stagione. Secondo una proporzionalità che privilegi i legumi, la verdura, l’olio extravergine d’oliva e il pesce azzurro e lasci contenuti i quantitativi di carni e grassi animali. E non è questa la medesima campagna che stanno sostenendo con passione i cuochi siciliani?

Inoltre l’Unione regionale cuochi siciliani – ancor di più adesso che il suo presidente Domenico Privitera ha ufficializzato la linea che sarà la filosofia degli chef siciliani  – riscopre, di questi alimenti della salute, le ricette locali, che sappiano parlare di storia e di territorio, usando un linguaggio moderno e per niente affatto solamente nostalgico. Insomma, i cuochi sono diventati i custodi del benessere, i professionisti che sanno scegliere, dosare e in più arricchire con eleganza, gusto e passione, la tutela della nostra salute insieme alla gioia della nostra tavola .Un’alleanza sembra essere già nata, anche se a distanza, tra scienza e arte, tra tavola e medicina preventiva.

“Il diabete di tipo 1 e quello di tipo 2 – ha detto la dott. Rita Garofalo, endocrinologa dell’ospedale Cannizzaro di Catania – si cura con i farmaci e si argina con la conoscenza dei valori glicemici degli alimenti, affinando la capacità di dosare e scegliere gli abbinamenti giusti tra cibi”.

“I disturbi alimentari nascono da depressione, ansia, stress – ha spiegato la dottoressa Agata Andò, psicologa e docente universitaria a Torino – e si curano anche a tavola, con la consapevolezza che rifiutare il cibo o rifugiarsi in esso non dipende dal potere attrattivo o repulsivo del piatto, ma è solo un sintomo di un disagio che affonda le sue radici nelle relazioni d’affetto”.

Per il presidente della Federazione delle società italiane di nutrizione, dott. Francesco Leonardi, e vicepresidente del Food Education Italy, “l’educazione alimentare si comincia dai banchi di scuola perché è lì che bisogna insegnare ai ragazzi che la globalizzazione ha annebbiato il messaggio potente della dieta mediterranea vera, quella dei nostri nonni, povera di alimenti costosi e ricca di alimenti pregiati per il loro contenuto nutrizionale”.

“Anche la fertilità delle donne è stata messa in pericolo – ha rivelato la dott. Liliana Ciotta, docente di patologia ostetrica e ginecologica all’Università di Catania – dalle cattive abitudini alimentari, che producono grasso in eccesso e scatenano gli ormoni”.

Mentre “i bambini nutriti con prodotti industriali  – ha messo in guardia la dott. Antonella Di Stefano, direttore della Pediatria dell’ospedale Cannizzaro di Catania – hanno carenze di micronutrimenti indispensabili alla loro crescita: un danno che ha conseguenze a cascata”.

Grande la partecipazione all’evento moderato dalla dott. Linda Musumeci, specialista in radiologia e dalla dott. Maria Tarascone, specialista in neurologia alla Morgagni. E quando dalla platea si è levato un accorato appello affinché nei programmi degli atenei di medicina possa essere introdotto, come obbligatorio nel curriculum di tutti i professionisti della salute, lo studio delle scienze alimentari fin’ora ignorato nei piani di studio, l’alleanza tra medici e cuochi è stata virtualmente siglata.

 

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