di D. Privitera
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Come spesso accade, mi trovavo seduto tra le ultime file della sala convegni in cui si è svolta l’assemblea nazionale e, finalmente, si discute sul punto all’OdG riguardante la nomina del Presidente Onorario. Sapevo già che avrebbero proposto la nomina di Eugenio Medagliani, o meglio “il Signor Eugenio Medagliani”, si perché signori si nasce e non tutti possono fregiarsi di questo titolo!

In sala si abbassano le luci e i videoproiettori si illuminano per un collegamento in diretta Skype con il neoeletto Presidente Onorario. Ed ecco l’immagine di Medagliani che saluta tutti noi ringraziandoci, viene accolto con un grande applauso dalla platea, e chi lo stima e lo conosce veramente si alza in piedi in segno di rispetto, proprio ciò che merita! In conseguenza si unisce anche chi lo conosce solo superficialmente, magari solo dalla foto della nostra rivista “IL CUOCO”, dove lui ne è il direttore.

La mia emozione è evidente perché affiorano i ricordi del mio primo incontro con lui, avvenuto circa 20 anni fa proprio nel suo negozio (il giorno precedente avevo partecipato ad un concorso sull’olio extra vergine di oliva). Curiosando tra gli scaffali, fra coltelli e piccole utensilerie di cucina, ordinai tre giacche da cuoco e nel pronunciare il mio cognome da ricamare sulla giacca esclamò: – ieri sei stato bravo, complimenti! Aveva memorizzato il mio cognome tra i partecipanti premiati e, facendomi delle domande di rito mi disse: – benvenuto a casa Medagliani!

Nobile gesto di ospitalità, oggi raro in questa era moderna!

Continua il collegamento in diretta, bastano solo pochi minuti del suo intervento con il saluto, il ringraziamento della sua nomina e una breve storia della FIC, per avere una platea attenta che lo ascolta in silenzio e orgogliosa di avere un Presidente Onorario degno dei cuochi. Lungo il corso degli anni ci ha sempre osservato e seguito le evoluzioni della nostra Associazione, ma noi non ce ne siamo resi conto.

L’emozione in me si fa sempre più forte, e con gli occhi chiusi ascolto le sue parole che con orgoglio, spiegano la logica della funzione e dell’uso di un utensile indispensabile al cuoco: il coltello; ma al contempo parole di dispiacere nell’ammettere che oggi, a causa dell’evoluzione della tecnologia, si è perso il desiderio di conoscere la storia e lo studio degli utensili che ogni giorno usiamo.

Continua l’emozione in me, quando racconta ciò che gli ha insegnato suo papà Giannino (nominato 55 anni fa dal presidente ACIS (FIC) Luigi Morandi, “papà dei cuochi italiani”) e quello che lui spera di aver trasmesso bene al figlio Simone e alla nuora: l’amore per questo lavoro e l’incessante desiderio di mettersi a servizio del cuoco, con la realizzazione di ogni utensile che faccia parte del mondo della cucina.

Di seguito, troverete un articolo di E. Medagliani di un anno fa, in cui con estrema umiltà parla del padre, senza volutamente esaltarne le indiscusse qualità.

Non voglio ancora dilungarmi, ma porterò sicuramente nel mio cuore il ricordo di quei momenti in cui ho ascoltato Eugenio Medagliani, che, certamente non solo per me, hanno dato un reale valore aggiunto all’assemblea nazionale dei delegati della fic.

“di Eugenio Medagliani

Calderaio umanista

Un bravo cuoco in una bella cucina è lo spettacolo più civile che esista. Con questa consapevolezza visse Giannino Medagliani, la cui eredità umana e professionale è ancora viva nel ricordo dei tanti cuochi che l’hanno conosciuto.

Ricordando il “papà dei cuochi”

Cinquantacinque anni fa, il 26 gennaio 1960 si tenne a battesimo alla Terrazza Martini di Milano l’ACIS Associazione Cuochi Italia Settentrionale.

Ottanta erano i cuochi aderenti, fu eletto presidente Luigi Morandi, chef di cucina del ristorante Tantalo, attivo da anni

a Milano in galleria Vittorio Emanuele. Presidente onorario fu nominato Cesare Rinaldi Assessore al Turismo Milanese, come soci onorari: il giornalista Orio Vergani, finissimo intenditore di cibi e di vini e uno dei fondatori dell’Accademia della Cucina, il commendatore Pozzi del mitico ristorante Savini ed anche mio papà Giannino Medagliani che fu, in questa occasione, “eletto“ papà dei cuochi italiani. Nel mese di giugno di quarantaanni fa papà Giannino ci ha lasciati.

Voglio ricordare, insieme a tutti i cuochi che l’hanno conosciuto, un personaggio che, senza clamore e vanità, ha dato al mondo della cucina e ai suoi artefici un contributo non trascurabile, stimolando la produzione e la conservazione di quegli utensili senza i quali non ci sarebbe una cucina di alto livello professionale

Certo non è facile per me parlarvi di mio padre, per due ragioni opposte, entrambe ai fini di una obbiettività che ciascun figlio cerca di esibire. La prima ragione è che, essendo il figlio di Giannino Medagliani, potrei essere portato a darvene

un ritratto a tinte troppo luminose ed accattivanti; la seconda ragione consiste nel fatto che, avendo il compito di continuare il suo esempio di dedizione e di professionalità, potrei inavvertitamente sovrapporre i miei punti di vista ai suoi insegnamenti e modernizzarne arbitrariamente l’immagine.

Ma io ho deciso che non mi interessi un gran che esibire il pregio sospettabile dell’obbiettività, e che è più giusto che vi offra una testimonianza appassionata e priva di falsi pudori di un uomo che ha dato tutta la sua vita in un lungo gesto di solidarietà ai cuochi e a quanti vivono, con onestà e rigore, i problemi della ristorazione.

Giannino Medagliani, papà Medagliani, come sempre l’hanno chiamato, è vissuto tra utensili ed attrezzi antichi e nuovi che alla cucina recano un contributo essenziale e che si prestano all’utilizzo più tradizionale e fantasioso.

Dirà qualcuno che papà Medagliani, per quanto amabile e in buona dose eccentrico era, dopo tutto, un commerciante che faceva né più né meno quel che fanno tanti commercianti. Ebbene, se questa affermazione è vera insuperficie, è del tutto inesatta nel profondo.

Giannino Medagliani è stato grande, modesto quanto impareggiabile promotore di quella buona cultura professionale che è la sola in grado di garantire al più vasto pubblico una buona cucina.

Non gli interessava vendere a tutti i costi i suoi prodotti: ma voleva conoscere bene a che li stava vendendo, in quali mani sarebbero finiti, in quali luoghi. E quando la professione gli faceva incontrare uomini sollecitati da una profonda vocazione per l’arte di cucinare e ne constatava talvolta la timidezza, altre volte una condizione di bisogno che ne frenavano l’ardimento nell’assumere responsabilità e nel prendere iniziative, il commerciante Medagliani diventava davvero papà Medagliani. Ed allora i suoi modi inimitabili di milanese concreto e privo di fronzoli. si arricchivano non di retorica facile e zuccherosa, ma di autentica trepidazione, di umana attenzione, di fraterna solidarietà.

Vi posso testimoniare come figlio e come continuatore dell’attività paterna, che Giannino Medagliani ha saputo essere, nello stesso tempo, un professionista credibile in ogni giorno della sua vita e un compagno di strada tra i più generosi

e disinteressati al quale molti cuochi e professionisti italiani e stranieri del fascinoso mondo della cucina, hanno ricorso più volte con animo fiducioso.

Voglio dunque ricordare un uomo vissuto nella consapevolezza che un bravo cuoco in una bella cucina sono lo spettacolo più civile che può conciliare con la vita, può riappacificare gli animi, può farci accantonare angosce e prevaricazioni.

Certo Giannino Medagliani sperava in una società più giusta e pacifica; anche il suo ricordo di uomo giusto, operoso e

pacifico ci aiuti a costruirla, finalmente!”

 

 

 

 

 

 

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