Tra le diverse novità introdotte all’interno del sistema scolastico italiano dalla legge 107/15, aggettivata dal governo Renzi come “La Buona Scuola”, una merita particolare attenzione.

Stiamo parlando del percorso di Alternanza Scuola Lavoro, una nuova metodologia didattica che impegna i discenti frequentanti il secondo biennio e l’ultimo anno degli istituti superiori a vivere un periodo in azienda.

 

Naturalmente la legge prima e, le linee guida dopo, stabiliscono le modalità di realizzazione distinguendo i percorsi liceali, dove le ore di A.S.L. previste sono 200, dagli istituti tecnici e professionali, nei quali le ore da progettare dovranno essere almeno 400.

Tale distinzione va considerata anche per ciò che concerne l’esperienza organizzativa vissuta all’interno di tali indirizzi prima dell’entrata in vigore del testo normativo; infatti, se per gli istituti liceali si tratta quasi di una vera e propria novità, ciò non si può dire per gli istituti tecnici e professionali dove, da ormai diverso tempo, si realizzano percorsi più o meno simili.

Il Decreto Legislativo 15 aprile 2005, n. 77 risulta essere la pietra miliare di quanto finora descritto; nel testo furono definite le norme generali relative all’alternanza scuola-lavoro, ai sensi dell’articolo 4 della legge 28 marzo 2003, n.53.

 

Il modello didattico, preso ad esempio dalla maggior parte dei Paesi Membri U.E., ha come obiettivo principale il tentativo di ridurre al minimo il gap formativo tra istituzione scolastica ed impresa, agevolando l’inserimento nel mondo del lavoro delle nuove leve attraverso percorsi formativi che si basano su apposite convezioni stipulate dall’istituzione scolastica con le aziende che sono disposte ad ospitare lo studente per il periodo dell’apprendimento.

 

Alla fine del percorso ogni alunno dovrebbe conseguire concretamente le competenze necessarie per lo svolgimento della professione, mentre per l’azienda, si potrebbe parlare di vero e proprio investimento in risorse umane.

 

In questo caso il condizionale è d’obbligo poiché, a seguito a problematicità interne ed esterne all’istituzione scolastica, quanto previsto dalla legge rischia di diventare una delle tante “incompiute” alle quali troppo spesso i nostri governi ci hanno abituato a convivere.

 

La prima grande difficoltà incontrata dai Dirigenti Scolastici e dagli staff di presidenza risiede nelle risorse economiche. Nonostante i diversi annunci ed i vari proclami, i finanziamenti destinati alla realizzazione del percorso A.S.L. risultano esigue; basti pensare che, secondo quanto disposto dalle linee guida operative, ogni istituzione scolastica dovrà provvedere ad organizzare corsi di formazione in materia di tutela della salute e della sicurezza rivolto agli alunni secondo quanto disposto dal decreto legislativo 81/2008. Provate ad immaginare le difficoltà riscontrate dalla funzione strumentale di riferimento che, appresa la notizia del finanziamento di euro 65 per ciascun allievo iscritto in un istituto alberghiero (quota smentita dalla nota ministeriale 3623 del 10 marzo scorso che ha registrato una riduzione della somma in oggetto) dovrà provvedere a garantire il conseguimento degli attestati in materia di sicurezza, organizzare incontri con esperti esterni chiamati in causa nel percorso al fine di arricchire il bagaglio delle conoscenze dell’alunno, favorire il percorso di trade union azienda-scuola e, possibilmente, creare le condizioni per realizzare il percorso di A.S.L. fuori dal territorio di appartenenza.

Un altro aspetto che non va sottovalutato risiede nel fatto che ciascun azienda ospitante, dopo pochi giorni, comincia a considerare lo stagista un “intralcio” alla sua attività piuttosto che un investimento; è chiaro che i ragazzi che approdano al metodo didattico di A.S.L. sono discenti privi di esperienza e la loro presenza all’interno di una struttura ristorativa (anche da semplici osservatori) richiede, nonostante tutte le previdenze amministrative, un’assunzione di responsabilità da parte del rappresentante legale dell’azienda.

Altra criticità riscontrata dagli addetti ai lavori consta nella difficoltà di individuare le aziende ospitanti; tale problematica rischia ancora una volta di aumentare il divario economico sociale tra i diversi territori del nostro Paese rischiando di non concedere pari opportunità ad alunni iscritti allo stesso indirizzo di studio.

 

In un contesto come quello sopra descritto, le associazioni di categoria rivestono un ruolo fondamentale ed il loro contributo al progetto A.S.L. risulta essere determinante per la riuscita dello stesso. In un momento storico così particolare occorre sinergia tra gli attori del mondo del lavoro e, lavorare al fianco dei formatori dei futuri professionisti, potrebbe risultare un’opportunità da non sottovalutare.

 

Naturalmente, diversi sono i vantaggi contenute nel testo normativo, prerogative che secondo quanto dichiarato dai nostri rappresentanti politici, dovrebbero consentire di accostare il nostro ordinamento al “sistema duale tedesco”.

 

Anche questa volta, il condizionale è d’obbligo.

 

 

Catania, 3 aprile 2016

 

Fabio Fidotta

 

 

 

 

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