mariatorrisiDi Maria Torrisi

Una produzione di olive così bassa, in Sicilia, non si era più vista da oltre 26 anni. I frantoi sono fermi, i fusti vuoti. Le piante hanno dato quel poco che hanno potuto, strappando qualche frutto alle due piaghe che, in poco tempo, si sono abbattute sulle piantagioni. Prima la “mosca”, che depone le sue larve nella polpa ancora acerba delle olive, poi la “lebbra”, un fungo che si sviluppa nelle lacerazioni del frutto e lo brucia. Due flagelli che hanno lasciato negli alberi i rami secchi e nei produttori la desolazione negli occhi.

bactrocera_oleae_g7Carmelo Scalia, che è il presidente di un consorzio di filiera olivicola siciliana, snocciola dati e sospiri. “Temevamo che la temperatura calda e umida di questa estate, dopo un inverno mite e una primavera precoce, potesse provocare come danno prevedibile solo l’arrivo della mosca e il conseguente calo della produzione, stimato intorno al 60%. E invece, con l’inconsueto tepore del mese di ottobre, che ha fatto sviluppare anche della lebbra sulle piante, siamo arrivati a toccare il fondo: il calo della produzione ha raggiunto l’80% rispetto alle medie degli ultimi anni. E così, la produzione dell’olio extravergine d’oliva, sia in Sicilia che in tutte le altre regioni produttrici d’Italia, ha raggiunto i minimi storici”.


Forse un quadro a tinte così fosche non si poteva neanche immaginare, ma le conseguenze sono ancora più catastrofiche di ogni più cupa previsione. “La bassa quantità di olio prodotto non ci permetterà di soddisfare le richieste del mercato, il ricavato delle vendite, anche alzando in parte il prezzo del prodotto finito, non sarà sufficiente neanche a coprire le spese e ci vedremo costretti a chiedere un aiuto pubblico per il riconoscimento dello stato di calamità naturale: un rimedio solo parziale, perché non ci protegge né dalle perdite economiche né dalla compressione dei rapporti commerciali con i clienti stranieri”.

Il mercato corre seri rischi di rimanere schiacciato dall’invasione di prodotti di scarsa qualità. E i nostri piatti potrebbero venire offesi da oli scadenti o addirittura contraffatti. “In Italia si producono ogni anno 500 mila tonnellate di olio, quest’anno non si raggiungono neanche le 200 mila. Le conseguenze saranno a cascata: il mercato nazionale sarà invaso dai prodotti stranieri, quest’anno soprattutto turchi e spagnoli, che rischiano di essere in un caso pericolosi per la nostra salute, e nell’altro senza garanzie di qualità, mentre sul mercato internazionale il nostro olio vedrà crescere la concorrenza sleale di Paesi che producono bassa qualità ma a prezzi contenuti”.images

Cosa rischiano i consumatori? “I prezzi saranno aumentati, anche se i produttori si sono impegnati ad innalzare solo fino a 9 euro al litro il costo del prodotto finale. Molti potrebbero trovare conveniente oli della grande distribuzione senza marchio di qualità e senza garanzie, ma che saranno venduti a prezzi contenuti. E ciò produrrà grave danno alla nostra salute perché è certo che a 3 o 4 euro a litro non si può comprare un vero olio extravergine d’oliva italiano”.

Gli scambi internazionali potrebbero essere messi seriamente a rischio, i contratti potrebbero sfumare, insieme ad anni di duro lavoro, per la massiccia invasione di merce straniera che potrebbe mettere radici commerciali anche per i prossimi anni. “L’aumento del prezzo non coprirà le spese e non compenserà neanche le perdite, ma per non perdere i clienti, soprattutto dei mercati internazionali, dovremo farci bastare quello che ricaveremo: solo così potremo salvare i rapporti con i nostri clienti”.

images-1Chiedono collaborazione, i produttori siciliani, non per salvare i guadagni che quest’anno non ci sono, ma per proteggere la produzione e per salvare la continuità dei rapporti commerciali. “Ai consumatori chiediamo di comprendere quello che è accaduto quest’anno nelle campagne e di sopportare e rispettare la scelta dell’aumento del prezzo dell’olio. Chiediamo di non rivolgersi ai prodotti stranieri, pericolosi e di bassa qualità, fatti con olive trattate con antiparassitari chimici o raccolte senza la cura e l’attenzione necessaria ad un prodotto così delicato che basta poco per guastarlo. Infine ai ristoratori chiediamo di non tradirci, di non abbandonarci: la qualità dei loro piatti è fatta prima di tutto dalla scelta di materie prime di qualità”.

 

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