Di Maria Moschetto

 

Nella società attuale l’uomo sta acquistando una maggiore consapevolezza circa il ruolo di una sana alimentazione per garantirsi una buona salute non solo a livello fisico ma anche mentale. Si può essere felici, possiamo raggiungere uno stato di benessere se scegliamo del buon cibo da consumare ai pasti.
Storicamente il legame fra cibo ed emozioni lo possiamo rintracciare già nell’antica Grecia con Ippocrate (470–377 A.C.), padre della medicina moderna, che sosteneva “Fa che il cibo sia la tua medicina e la medicina sia il tuo cibo”. Il concetto che la dieta possa influenzare il comportamento dell’uomo nei secoli, ha attirato l’interesse di molti studiosi di varie discipline, chimici, fisici ma anche letterati e filosofi. E non è difficile nell’esperienza di ciascuno di noi rintracciare un ricordo in cui il consumo di alcuni cibi ha faavorito uno stato di benessere totale. Ancora oggi si considerano valide antiche convinzioni quali le capacità afrodisiache di alcuni cibi o le proprietà antidepressive naturali svolte da alcuni alimenti come miele e liquirizia. Anche il crescente interesse della scienza ha consentito di dare maggiore supporto alla stretta connessione fra qualità della dieta e salute mentale: l’uomo proprio in base a ciò che mangia pensa e si comporta. Il cibo influenza l’umore, lo stato d’animo. Nel 2005 un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet evidenziava proprio il ruolo centrale giocato da specifici principi nutrienti nella riduzione del livello di ansia e di depressione e nel raggiungimento di una stabilità dell’umore. Secondo tali studiosi il consumo di frutta e verdura, di cereali integrali, legumi, latticini a basso contenuto di grassi, carne bianca e grasso di pesce verosimilmente producono un significativo aumento del livello di serotonina, chiamato appunto ‘ormone della felicità’, capace fra l’altro anche di regolare l’assunzione di cibo. Le più recenti ricerche confermano che gli alimenti intervengono sulla regolazione dei meccanismi che controllano l’umore, l’attenzione, la memoria, l’aggressività e la trasmissione di impulsi nervosi. Il dottor Richard J. Wurtman, neuroendocrinologo direttore del centro ricerche del Massachusetts Institute of Technology afferma che è tutta una questione di neurotrasmettitori: «Queste molecole sono “fabbricate” dalle cellule nervose a partire dalle sostanze introdotte nell’organismo attraverso la dieta. È quindi chiaro che il primo evento in grado di modificare questa complessa catena è proprio la disponibilità di materia prima cioè di cibo». Possiamo affermare pertanto che a tavola nutriamo anche le nostre emozioni e stati d’animo. E’ dimostrato che le vitamine del gruppo B, gli omega 3 contenuti nel pesce (salmone, sgombro, acciughe) e nei semi di Chia e di lino, la vitamina D (salmone, tonno, latte, uova), lo zinco (ostriche, carne rossa, pollo) hanno un effetto rivitalizzante sul cervello, aumentando il livelli di attenzione e di concentrazione e le abilità di apprendimento e memoria. Parimenti si osserva che quando il regime alimentare è carente di tali sostanze essenziali, allora, dal momento che all’organismo verranno a mancare proprio quelle materie prime indispensabili per la sintesi di messaggeri chimici cerebrali conosciuti col nome di ‘neurotrasmettitori’, sarà più probabile l’insorgenza di stati di malessere emotivo caratterizzati da apprensione, tristezza, rabbia, ostilità, che, se protratti nel tempo, esordiranno in autentiche patologie psichiatriche, talvolta di grave entità. Ne consegue che una dieta che prevede cibi ricchi di zuccheri e grassi o elevato consumo di alcool e caffeina o caratterizzata da specifiche carenze nutrizionali, potrà incidere sfavorevolmente sulle emozioni.

E’ esperienza comune di quanto lo stato d’animo influenzi la scelta dei cibi: tendenzialmente quando si vivono emozioni negative un effetto consolatorio viene ricercato nei cibi ricchi di zucchero, di grassi o molto elaborati. Ciò aumenta l’energia e migliora l’umore creando una sensazione di sollievo nell’immediato che, in sé, ha una vita breve. E’ frequente, infatti, che il consumo di tali alimenti così calorici induca sensi di colpa per il timore di aumentare di peso e conseguente calo di umore. E, come in un circolo vizioso, lo stato emotivo negativo spinge verso il maggiore consumo di cibi non nutrienti. L’esercizio fisico, la meditazione, le attività ludiche e divertenti quali frequentare gli amici, guardare un film o ascoltare musica possono rappresentare strumenti terapeutici utili ed immediati che spezzano tale ciclo dannoso per la salute delle nostre emozioni. Quando mangiamo, oltre a soddisfare il gusto, l’olfatto e la vista, acquistiamo energia e riforniamo l’organismo di sostanze essenziali per il benessere e il buonumore.

Per concludere, un buon equilibrio psicofisico si raggiunge seguendo una dieta varia, non monotona, in cui siano presenti tutti i nutrienti essenziali. L’influenza di un alimento sul nostro umore non dipende solo dai nutrienti che apporta, ma anche dalle sensazioni che evoca in noi, dai ricordi che ci fa affiorare, dal piacere che ci deriva dal suo gusto o dal suo colore o dal suo profumo. Si può portare l’allegria in tavola consumando i pasti sempre seduti, intorno ad un tavolo ben apparecchiato, con tovaglie colorate, piatti ben abbinati tra loro, preparati con cura. Mangiare infatti è un’esperienza sensoriale completa che deve essere appagata in tutti i suoi cinque sensi per regalare benessere.

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