di Maria Torrisi

Sono arrivati alla spicciolata, chi dalla stessa provincia etnea, chi anche dagli angoli più distanti della Sicilia. Alla buona, senza formalità, senza etichette, persino senza giacca da lavoro, o quella delle grandi occasioni. Perché non è l’abito che fa il cuoco, ma è il suo stile che deve essere sempre impeccabile, è il rispetto che nutre per il proprio lavoro e per quello degli altri, è la capacità di fare squadra e di sentirsene parte.

I soci dell’Unione Regionale Cuochi Siciliani, che si sono riuniti a Mascalucia nel ristorante del presidente Domenico Privitera, diventato per un giorno la casa di tutti i cuochi, in occasione del tradizionale scambio degli auguri prefestivi erano un tripudio di gioia: era questa la loro festa, ed erano sinceramente lieti di viverla insieme, intorno ad una tavola ricca di sapori antichi e volutamente semplice, alla quale è seguito un ricco buffet di dolci, tutti immancabilmente siciliani, realizzati con le ricette “dimenticate” perché soppiantate da un mercato omologato su prodotti estranei alla nostra tradizione.

“Ho scelto la semplicità – ha motivato Domenico Privitera – in modo che la cucina sincera sapesse meglio accompagnare i nostri auguri sinceri. Ho scelto di restare nel solco della tradizione perché la nostra unione si fonda su valori veri e profondi. Il significato originale del Natale sta proprio in questa riscoperta dell’essenzialità e della pienezza dei sentimenti e noi che ci esprimiamo non con le parole ma con i nostri piatti non possiamo che festeggiare così il nostro Natale”.

Gli applausi e gli abbracci hanno regalato un’atmosfera piena e ricca di umanità, ognuno dei partecipanti – dai presidenti delle varie sezioni provinciali, ai giovani che si sono appena affacciati alla professione, ai più anziani che hanno fatto la storia dell’Urcs e che ora collaborano offrendo la propria esperienza – ciascuno di loro, a turno, ha espresso la propria emozione, ha condiviso la propria gioia, ha mostrato la gratitudine e rinnovato le speranze di prosperità per tutti nell’avvenire.

Alla fine della giornata nessuno ha sentito la mancanza delle bollicine di spumante, sostituite per scelta da un sicilianissimo passito, nessuno ha avuto il rimpianto di una pallida fetta di panettone o di pandoro potendo ampiamente spaziare tra un ventaglio di prelibatezze genuine tutte siciliane: dai generosi cannoli a farfalla ripieni di ricotta fresca quasi grezza, ai raffinati dolcetti conventuali che in un morso “raccontano” la simbologia della passione di Cristo, ai sorprendenti e intriganti amaretti alla mandorla, alle ambrate cotognate sgusciate lucide da vecchi stampi di terracotta che parlano ancora di una Sicilia contadina e verace, alle profumatissime zeppole di riso dorate e croccanti dal cuore morbido.

Il dono più grande di questa festa sarà quello di non essere più dimenticata e di diventare patrimonio di ricordi ed emozioni al quale attingere quando si andrà in cerca dello spirito originale del Natale e dell’amicizia. “Trasferendo nel nostro lavoro e nelle nostre cucine questo messaggio – ha poi concluso il presidente regionale dell’Urcs Domenico Privitera – possiamo far diventare dono il nostro impegno se manteniamo fede alla tradizione nella preparazione dei piatti e nelle ricette, rispettiamo la semplicità e abbiamo cura di scegliere sempre prodotti sani e genuini, figli della nostra terra. Solo così potremo contribuire a migliorare la cucina siciliana, perché in una terra che è già di per sé bellissima, noi sapremo aggiungere il sale e il sapere della nostra cucina che potrà diventare buonissima”.

 

 

 

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