mariatorrisiDi Maria Torrisi

Ci saranno 300 arancini siciliani e 400 cannoli con la ricotta fresca dei Nebrodi, fatti pervenire direttamente dalla Sicilia dall’Unione Regionale Cuochi Siciliani, ad arricchire la tavola della grande festa dei cuochi che si celebra oggi a Villa Santa Maria, il piccolo comune in provincia di Chieti dove il 13 ottobre del 1563 nacque san Francesco Caracciolo, il sacerdote passato alla storia per essersi fatto carico, in tutti gli anni della sua vita, di preparare il cibo per i poveri e per gli indigenti. E proprio in onore del cuoco santo, la cittadina abruzzese, da vent’anni, con contributi da tutta Italia, organizza una festa dei sapori che serve a sostenere una raccolta fondi per i meno abbienti.

In questa festa la Sicilia ha un ruolo primario, in quanto ad indicare al Vaticano il nome di San Francesco Caracciolo come candidato ideale per diventare il patrono dei cuochi, fu propriosanfrancescocaracciolo un siciliano: l’agrigentino prof. Salvatore Schifano che, insieme a padre Luigi Affoni, esattamente 20 anni fa, raccolse le adesioni dei vescovi necessarie per sostenere la proposta, e illustrò la motivazione con una serie di lucide tesi, tra le quali non mancò di mettere in luce che nel piccolo comune nel quale nacque il santo, ancor oggi, esiste la maggiore densità d’Italia di operatori impiegati nella ristorazione.

Ma dalla Sicilia oggi si leva un altro invito accorato: è quello che il presidente regionale della Federazione italiana dei cuochi, chef Domenico Privitera, ha affidato ai social nel giorno della festa del patrono della categoria professionale. “Sarebbe utile in occasione della festa di San Francesco Caracciolo – ha scritto in un post su Facebook – rivolgere un sorriso, una stretta di mano, un messaggio o una telefonata, ai colleghi con i quali si è avuto un diverbio, perché i cuochi italiani si distinguono per essere una grande famiglia. Una famiglia chiamata Federazione italiana Cuochi!”.

 

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