di Alberto Cicero

Oggi il pensiero di Feuerbach è tanto lontano nel tempo (lo formulò nel 1862) quanto estremamente vivo e di straordinaria attualità. Lo è nel momento in cui la società umana si è accorta della insostenibilità del suo sviluppo, specie quando passa attraverso consumi di massa che puntano su produzioni intensive senza alcuna garanzia sul rispetto dell’ambiente e dei canoni di salvaguardia della stessa salute.
“L’uomo è ciò che mangia”. La dottrina partiva da constatazioni chimico-fisiche per giungere senza sforzo ad altre di natura persino politica. Un uomo assumendo i cibi diventa una “struttura di trasformazione chimica” che modifica se stessa. E se il cibo diventa sangue, carne e neuroni evidentemente ha influenza su ciò che si pensa.
In Sicilia, il lungo percorso di consapevolezza alimentare è appena cominciato. L’Unione regionale cuochi siciliani celebra il suo congresso a Taormina in un momento che diventa snodo essenziale per il suo stesso futuro. Cuochi sempre più sotto i riflettori e nei salotti che contano, quindi sempre più certi di avere una grande forza “contrattuale” e soprattutto una grande influenza su ciò che si pensa e che si mangia.
Ma forti di tutto ciò, devono comprendere il loro insostituibile ruolo di indirizzo in campo alimentare. Un buon pasto può lasciare un ottimo ricordo ma può anche, e soprattutto, donare una cultura alimentare migliore, che va nella direzione giusta. Che esalta il gusto come sintesi del buono e del sano.
I cuochi siciliani hanno nelle loro mani il futuro di questa terra e di questa società che va cambiata dal basso, con gli sforzi di tutti i tutti i settori produttivi. Devono darsi regole, indirizzi, obiettivi, strade senza attendere che indicazioni vengano da una politica inesistente e aggrappata alla poltrone. Incapace di un benché minimo di programmazione e di strategie di lungo respiro, che vadano oltre la prossima tornata elettorale. Se la politica è la palla al piede di questa terra, ci sono – per fortuna – tanta gente che lavora sodo e che ha voglia di produrre per darle un futuro. Per impedire che il grande esodo in corso della generazione dei nostri figli continui inarrestabile sino all’impoverimento definitivo di idee, di energie e di risorse. Tra la gente che lavora e si impegna certamente ci sono i cuochi siciliani. Appassionati, determinati, energici perché passione, determinazione ed energia li sorreggono ogni giorno. Quando vanno alla ricerca delle materie prime, quando “scolpiscono” le loro opere, quando le mostrano orgogliosi ai loro clienti.
Ai cuochi, dunque, un compito straordinario, quello di far prevalere la programmazione alla improvvisazione. Programmazione significa proprio indurre la gente alle scelte migliori per sé e per l’economia di questa terra. Una terra che vanta centinaia di produzioni di qualità che ancora attendono di essere valorizzate, attendono di trasformarsi in grande risorsa economica per lo sviluppo economico e culturale di un’Isola che rischia di essere abbandonata al proprio destino. Nonostante le grandissime potenzialità che tutti conosciamo.
Un congresso di cuochi, non è quindi, solo un evento di categoria. E’ confronto, certo, anche duro se necessario, ma nel rispetto reciproco. E’ sintesi di tradizioni e culture diverse e diversi modi di intendere il proprio lavoro. Ma può diventare un vero e proprio manifesto alimentare della Sicilia. Ed è quello che l’attuale dirigenza dell’Urcs guidata da Domenico Privitera sta cercando di fare già da tempo, nel momento in cui sposa – come è avvenuto – la consapevolezza alimentare che diventa tema centrale della buona tavola.
Ai cuochi siciliani l’augurio di trarre ogni minimo elemento di innovazione nel solco della tradizione gastronomica che ci onora. Al congresso i cuochi saranno i protagonisti, avranno il palcoscenico che meritano ma certamente avranno l’umiltà di ascoltare da esperti del settore come il prof. Berrino quelle idee, semplici e quindi attuabili, per fare diventare le tavole siciliani il terreno della salute.

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